Email che fanno male.

ritratto di tommaso

Ripubblico l'email-denuncia di una mamma arrabbiata.
Il post originale è reperibile qui.

Forza gattanera, graffiali tutti!!!


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Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago

Mi chiamo Barbara  e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.

Nel Vostro sito, leggo della Vostra missione e soprattutto del Vostro impegno nel sociale.

La
nostra capacità di integrarci con il territorio in cui siamo presenti,
di comunicare con le istituzioni locali e di sostenere progetti sociali
e associazioni umanitarie si riscontra attraverso azioni concrete:

• Finanziamento della ricerca contro alcune malattie del XXI secolo

• Sostegno alla giornata nazionale indetta dal Banco   Alimentare per la raccolta di generi alimentari

• Sostegno di iniziative umanitarie di vario tipo”

Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge.

Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars.

Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA
VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione
di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click,
bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo,
sui sessant’anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da
2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo
digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte
a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale
d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e
avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel
Vostro reparto bricolage. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo
per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che
gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei
capito dopo poco.

Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza
disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di
più. Non cento, una ventina.

Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna,
resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza
naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso,
senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo
a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te
Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli
chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso
la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!
Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi
urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla
claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a
piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal
piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina,
facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della
guardia giurata,che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con
mio figlio. L’umiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che
avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni
che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto
visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa
lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato,
deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una
signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa
fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo
aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.

Son stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire
all’aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo
tanta umiliazione.

Ho pianto. Dal dolore.

Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:

-Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero
quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi
alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con
disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Vorrei sapere come intendete agire, se con una scrollata di spalle
come i Vostri dipendenti, di fronte a un trauma che avete fatto subire
ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.

Manderò questa mail in copia alla segreteria dell’onorevole
Carfagna, e alla redazione di Striscia la Notizia, oltre a pubblicarla
sul mio sito personale.

Tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazione che io e mio figlio abbiamo subito oggi.

Firma.

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