Baia e Bottoni

Estate bollente…

A. Bottoni - Lun, 07/26/2010 - 12:13
IL BAVAGLIO Internet, rivolta contro la censura
L’opposizione: ddl da cambiare
Settimana decisiva per intercettazioni e rinnovo Csm. Battaglia per evitare che il centrodestra abolisca la norma Falcone

ROMA – Csm e intercettazioni. È la settimana dell’ultima sfida. Destinata a incidere sui rapporti tra Fini e Berlusconi. E su quelli tra Berlusconi e il Quirinale che, sul rinnovo del Csm, è già intervenuto ben quattro volte non lasciando margini per rinvii. La tabella di marcia è segnata dalle scadenze: giovedì 29, sul Colle, si terrà la cerimonia di saluto dei consiglieri uscenti, 16 togati e otto laici. La consegna di una medaglia chiuderà un’attività di quattro anni. Scelti sotto il governo Prodi nel 2006, passano la mano nel difficile momento dell’inchiesta P3, la cui ombra si allunga pure sul lavoro di alcuni di loro per via dei colloqui e delle pressioni del faccendiere Lombardi.

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A complicare il nodo politico c’è lo scontro sulle intercettazioni, mentre infuria la protesta della rete contro il nuovo obbligo di prevedere il diritto di rettifica entro 48 ore. Una pretesa che potrebbe addirittura costringere i siti alla chiusura. Ma la questione dei blog non è che uno dei punti tuttora critici, come il tribunale collegiale, l’abolizione della norma Falcone sull’intercettabilità delle associazioni a delinquere, la stretta su tabulati e ambientali. Le opposizioni insistono per ulteriori modifiche e il rinvio a settembre, ma la sponda di Fini è caduta, perché il presidente della Camera giudica quello raggiunto un “buon compromesso”. Restano le perplessità sulla fretta di Berlusconi di votare ad agosto e perfino la pretesa di mettere il ddl al primo posto, seguito da due decreti su energia e Tirrenia, in scadenza anche se a settembre. Sarà decisiva la capigruppo di domani quando andrà deserta la seduta comune per il Csm.

Da “La Repubblica Online” di oggi.


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L’omertà impossibile del XXI secolo: Wikileaks

A. Bottoni - Lun, 07/26/2010 - 11:59
IL CASO Wikileaks svela la ‘vera’ guerra in Afganistan
Casa Bianca: “Minacciata sicurezza nazionale” Il portale Internet ha rivelato al New York Times, al Guardian e al Der Spiegel una serie di informazione riservate relative al conflitto. Il consigliere Usa per la sicurezza: “Possono mettere a rischio la vita degli americani e dei nostri alleati”

WASHINGTON - È la più grande fuga di notizie della storia militare americana: notizie che parlano di civili morti e di cui non si è saputo nulla, di un’unità segreta incaricata di ‘uccidere o fermare’ qualsiasi talebano anche senza processo, delle basi di partenza in Nevada dei droni Reaper (aerei senza piloti), della collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani. Questo e molto di più, sugli archivi segreti della guerra in Afghanistan, è svelato da Wikileaks – il portale Internet creato per pubblicare documenti riservati – al New York Times, al Guardian e al Der Spiegel. E subito la Casa Bianca ha espresso una ‘dura condanna’ per la diffusione di informazioni che possono minacciare la sicurezza del Paese e degli alleati. I tre organi di stampa che hanno accettato di pubblicare le informazioni lo hanno fatto, hanno spiegato, perché i dati sarebbero stati diffusi su Internet: “La maggior parte delle relazioni è rappresentata da documenti di routine banali, ma molti hanno un impatto rilevante su una guerra che dura quasi da nove anni”, ha detto il New York Times, mentre il britannico Guardian afferma che i documenti, che rivelano il numero crescente di civili uccisi dalle forze della coalizione e dai talebani, “danno un’immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan”.

Da “La Repubblica Onoline” di oggi.

A proposito, lo sapevate che Wikileaks rischia di chiudere i battenti per mancanza di fondi?

Se volete donare qualche euro, seguite il link “Donate” sulla home page di Wikileaks:

http://www.wikileaks.org/
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La differenza tra privacy ed omertà

A. Bottoni - Lun, 07/26/2010 - 08:47
Francia, prove tecniche di bavaglio. Fallite

Assolto il sito Mediapart. A giugno aveva pubblicato le intercettazioni che inguaiano Sarkozy. Respinte le argomentazioni sulla “privacy” portate dall’accusa

Se il parlamento italiano è criticato per questo progetto di legge detto “bavaglio”, è proprio un bavaglio che l’avvocato di Madame Bettencourt sollecita”. Questa la linea difensiva annunciata dal fondatore di Mediapart Edwy Plenel, che i legali del giornale on-line Jean-Pierre Mignard e Emmanuel Tordjman hanno adottato fino ad ottenere l’assoluzione nel processo d’appello intentato contro di loro da Liliane Bettencourt.

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La difesa – Mercoledì 21 Mignard e Todjman hanno fatto leva sulla questione del bavaglio, aggiungendo quest’argomentazione ai principi sanciti dall’assoluzione del 1° luglio scorso: la legittimità della registrazione e il suo interesse pubblico. Stando al blog di Plenel, i difensori avrebbero sostenuto anche questa tesi: “In Italia un movimento legislativo mira a vietare la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche basandosi sul principio della protezione della privacy. Se il parlamento italiano è criticato per questo progetto di legge, detto “bavaglio”, è proprio un bavaglio che l’avvocato di Madame Bettencourt sollecita. La ricorrente milita forse, senza saperlo, per una democrazia riservata dove l’informazione è limitata a una cerchia di iniziati solo quando sono implicati gli interessi di una ‘nobiltà’”.

La decisione – Venerdì 23 luglio la Corte d’appello del tribunale di Parigi ha confermato l’assoluzione. Le informazioni pubblicate rientrano nell’ambito della “legittima informazione del pubblico” e “riguardano il funzionamento della Repubblica, il rispetto della sua legge comune e dell’etica delle funzioni governative“, nella fattispecie “il rispetto della legge fiscale, l’indipendenza della giustizia, il ruolo del potere esecutivo, la deontologia delle funzioni pubbliche, l’azionariato di un’azienda francese conosciuta nel mondo“.

L’origine illecita delle registrazioni, di cui noi abbiamo chiaramente verificato l’autenticità, non intralcia la rivelazione di fatti di interesse pubblico”, ha scritto Plenel. “La Corte d’Appello ha considerato che i giornalisti avevano giustamente fatto il loro lavoro. È molto importante per la stampa, la vita pubblica e il proseguimento di questo affare”, ha dichiarato invece l’avvocato Mignard ricordando che i cronisti avevano distinto tra le conversazioni riguardanti la vita privata e quelle d’interesse generale. Anche il settimanale Le Point, che come Mediapart aveva pubblicato le registrazioni, è stato assolto.

Da “Il fatto quotidiano” di oggi.


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“Il fatto quotidiano” un mese dopo

A. Bottoni - Ven, 07/23/2010 - 13:55

Il Fatto online compie un mese e fa il botto

Numeri da record per il sito, che tocca i 160mila utenti unici. Ma è solo l’inizio. Per raccogliere i vostri suggerimenti, abbiamo creato la casella di posta migliorailsito@ilfattoquotidiano.it. E alla Rete chiediamo un’opinione su come farci crescere ancora

Da “Il fatto quotidiano” di ieri

Visto che sono un assiduo lettore de “Il fatto quotidiano”, riporto qui di seguito le mie personalissime e modestissime opinioni.

Piattaforma

“Esattamente un mese fa, il 22 giugno, nasceva ilfattoquotidiano.it. E, come ricorderete, la partenza fu in salita. Server che cadevano, il sito che girava lentissimo, problemi su problemi. Trenta giorni dopo, alcuni di quei guai (ma non tutti) li abbiamo risolti.”

Per fortuna, quei problemi sono ormai un ricordo del passato. Tuttavia, se fossi in Antonio Padellaro, mi appenderei un post-it sul display e ci scriverei sopra:

“Ricordarsi di cercare una piattaforma più adatta e dei server di potenza adeguata per la versione online”

Il quotidiano continuerà a crescere (non è un augurio ma una facile previsione) e tra poco tornerà a scontrarsi con i limiti tecnici dei server (prestazioni, tempi di risposta, capacità di restare visibili, etc.) e della piattaforma (customizzazione, gestione degli accessi, sicurezza…).

Tanto per non fare nomi, io proverei a dare un’occhiata a questi strumenti (in ordine di “papabilità”):

http://www.ellingtoncms.com/

http://www.krangcms.com/ (è il sistema usato, tra gli altri, da http://nymag.com/ ).

http://www.onehippo.org/

http://www.magnolia-cms.com/home.html

Obiettivi

“Certo, la strada da fare è ancora lunga, ma già oggi abbiamo qualche motivo per essere fiduciosi. In quattro settimane, se si guarda alle versioni web dei quotidiani cartacei, siamo diventati il quinto sito italiano di news. E mentre gli altri, anche a causa del periodo estivo, calano o restano stabili, noi continuiamo a crescere. Anche ieri 160mila visitatori unici, stando alle statistiche di Google Analytics, sono venuti a trovarci e ogni giorno i navigatori leggono un milione delle nostre pagine.”

È piuttosto ovvio che il successo di questo primo mese (come pure il successo del primo anno di vita della versione cartacea) è in larga misura la conseguenza del crescente sdegno degli italiani per il governo Berlusconi e per la inesistente opposizione parlamentare. Questo vuol dire che “Il fatto quotidiano” viene percepito dai suoi lettori (inconsciamente) più come l’organo di stampa di un movimento politico che come un semplice giornale. Non è certo un caso che “Il fatto quotidiano” venga spesso accusato di essere l’organo di stampa non ufficiale dell’Italia Dei Valori di Di Pietro.

Questa movimentazione popolare contro Berlusconi (e contro D’Alema) può servire da trampolino di lancio ma non può sostenere un quotidiano in eterno.

Forse è il momento giusto per cominciare a chiedersi cosa si vuole fare da grandi. Come si vuole consolidare questo successo? Come si può ritagliare una nicchia di mercato più stabile e più duratura?

Ovviamente, non c’è bisogno di snaturare il quotidiano per sopravvivere. Le firme che ospita, l’energia che lo anima e lo stile inconfondibile sono delle garanzie di successo e vanno mantenute. Piuttosto, credo che sia tempo di ampliare l’offerta informativa e di occuparsi anche di altre cose, oltre alla politica.

Contenuti

“I numeri, insomma, ci confortano. Ma sappiamo che possiamo – e che dobbiamo – fare di più. Dobbiamo avere più storie, più filmati, più inchieste, più opinioni. Perché ilfattoquotidiano.it nasce per dimostrare che pure nel nostro Paese c’è spazio per un tipo d’informazione diversa. Un’informazione che guardi solo alle notizie e non ai padrini-padroni politici o economici. Un’informazione che cerchi non solo di raccontare che cosa accade, ma anche di spiegare perché le cose accadono.”

Francamente, quello dei contenuti è il vero punto dolente de “Il fatto quotidiano”, per almeno le seguenti ragioni.

  1. Si occupa quasi solo di politica. Questo obbliga il lettore ad acquistare (o consultare) altre testate per ogni altra esigenza. Spero che la redazione decida di appoggiarsi ai blogger (e ad alle comunità del web) per arricchire la testata di altri tipi di contenuto, soprattutto quelli più leggeri e legati all’entertainement (cinema, libri, moda, lifestyle, etc.).
  2. Riporta quasi solo notizie negative (almeno dal punto di vista dei lettori di sinistra a cui palesemente si rivolge). Questo, a lungo andare, produce un “affaticamento” psicologico nei lettori e li spinge verso testate più leggere e/o più equilibrate (“Repubblica” e “La stampa”, tanto per non fare nomi). C’è bisogno di qualche “intermezzo” che permetta al lettore di riprendere fiato tra una tragedia e l’altra. C’è bisogno di qualcosa di “leggero” che renda piacevole la lettura, come le già citate rubriche di entertainement. C’è bisogno di una ragione positiva per acquistare il giornale in edicola o per visitare il sito ogni mattina. A questo scopo non basta la satira (che anzi aggrava la situazione), ci vuole proprio qualcosa di diverso dalla politica e dalla critica sociale.
  3. È troppo esplicito, sia sul piano verbale che sul piano grafico. Ad esempio, l’immagine che occupa un terzo della pagina iniziale del sito è francamente troppo aggressiva (troppo grande) da un punto di vista grafico e tende a soverchiare il lettore. Alcune vignette apparse nei giorni scorsi sono state francamente troppo crude (come quella sulla “nascita” del giornale). Infine, gli strilli sono spesso troppo catastrofici. L’effetto complessivo che ne ricava il lettore è quello di leggere un bollettino di guerra od una chiamata alle armi. Dopo un po’ stanca.
  4. Ci sono troppe opinioni. Nonostante l’evidente sforzo della redazione e della direzione del giornale per limitare questo tipo di contenuti, “Il fatto quotidiano” resta ancora formato da un buon 70% di opinioni e da un 30% di notizie. Francamente, non è abbastanza. Un giornale interessante è formato da un 90-95% di notizie (“fatti”) e da un paio di inserti personali a commento delle notizie, inserti che dovrebbero essere di alto livello e possibilmente “scomodi”. Mantenere nella sidebar 30 o 40 blog di carattere opinionistico serve solo ad appesantire la lettura.
  5. Ci sono poche immagini e, soprattutto, ci sono le immagini sbagliate: troppe facce maschili (politici) e quasi niente di tutto il resto. Questo affatica l’occhio e lo spirito. Un’altra buona ragione per accogliere altri tipi di contenuto, non legato alla politica (vacanze, etc.).

I giornali di tutto il mondo vengono costantemente accusati di dare troppo spazio all’entertainement ed al gossip ma se seguono questa strada è per delle precise ragioni psicologiche e comunicative. Il lettore (anche quello decisamente sopra la media) ha una capacità di sopportazione limitata nei confronti delle cattive notizie e delle richieste di mobilitazione. Oltre un certo limite, cambia giro. Paradossalmente, il tipo di lettore che ha meno bisogno di essere informato e di essere sollecitato all’azione è proprio quello più sveglio (perché le notizie se le trova da solo e perché si mobilita da solo) per cui questo tipo di lettore è anche il primo ad andarsene.

Comunità

“Inoltre il nostro sito è stato ideato per essere una piazza: un luogo dove persone con idee e storie diverse possono parlare tra loro e confrontarsi. Persone di cui non sempre condividiamo il pensiero, ma di cui rispettiamo i punti di vista. E di cui, soprattutto, difenderemo sempre il diritto a potersi esprimere.”

Le comunità che funzionano davvero su Internet sono quasi sempre comunità che rispondono (tra gli altri) ai seguenti requisiti.

  1. Hanno un interesse comune di tipo positivo (cioè “fanno qualcosa”): costruiscono barche, cucinano cibo, scrivono programmi, etc. Francamente, non vedo un elemento di questo tipo che possa accomunare i lettori de “Il fatto quotidiano”.
  2. Possono raggiungere dei risultati concreti: pubblicare programmi funzionanti, pubblicare ricette (e consumarle…), mostrare agli amici la barca (od il surf) che hanno costruito grazie alle indicazioni della comunità, etc. Francamente, non vedo quali obiettivi concreti potrebbero porsi i lettori de “Il fatto quotidiano”.

Questo punto è abbastanza spinoso perché ripresenta ancora una volta il dilemma sulla vera natura de “Il fatto quotidiano”. Cosa vuol fare da grande questa testata? Vuole seguire la sua naturale evoluzione e diventare, di fatto, l’organo di stampa di un nuovo movimento politico? O vuole consolidare i risultati finora raggiunti e diventare un vero quotidiano multitematico, in grado di competere per decenni con La Repubblica, Il Corriere e altre testate storiche?

Nel primo caso, può dare vita ad iniziative di lotta politica ed usarle per stimolare la sua comunità di lettori. In questo caso, però, è inevitabile che il quotidiano diventi sempre più la facciata visibile di una comunità politica e che quindi ne venga asservito.

Nell’altro caso, forse dovrebbe cercare di creare iniziative culturali svincolate dalla realtà politica. Ad esempio, qualcosa sull’insegnamento della scienza nelle scuole. Attorno a queste tematiche “neutre” forse è possibile creare una comunità che non fagociti il giornale che l’ha creata.

Piattaforma Blog

“Una cosa però, anzi molte cose, ancora mancano. Non siamo riusciti ad aprire il sito alla Rete quanto avremmo voluto. Tutti i nostri articoli, è vero, sono commentati. Ma la piattaforma blog de ilfattoquotidiano.it da cui sceglieremo i post più interessanti da pubblicare nelle nostre pagine non esiste ancora. E andiamo anche molto a rilento nell’esame delle segnalazioni delle notizie, dei filmati, dei blog e delle opinioni che arrivano dal web.”

Spero vivamente che per questa applicazione venga scelto WordPress. In queste applicazioni, infatti, WordPress è veramente imbattibile. Spero anche che venga creata una “vetrina” per questi blog (usando un aggregatore di qualche tipo) e che questa vetrina venga esposta in bella vista all’interno del giornale.

Una piattaforma blog sponsorizzata da un quotidiano sarebbe una grande occasione sia per i blogger, che diventerebbero finalmente visibili al grande pubblico, che per il giornale, che troverebbe, in un colpo solo, un bacino di lettori affezionati ed una importante fonte di informazioni.

Perché questa iniziativa possa funzionare, tuttavia, deve essere rispettato un principio di base: il blogger deve ottenere un adeguato supporto ed una adeguata visibilità dalla piattaforma ospite, diversamente andrà a pubblicare le sue cose altrove (soprattutto se sono interessanti). Quindi, se la piattaforma blog sarà simile a quelle che si sono viste finora, su questo e su altri quotidiani, temo che sarà solo fonte di delusione. Queste piattaforme, infatti, sono quasi sempre in grado di ospitare solo testo e non permettono quasi nessuna forma di personalizzazione (niente temi, niente widget…).

Dato che i blogger non possono trovare in queste piattaforme asfittiche gli strumenti necessari per esprimersi appieno, semplicemente andranno a farlo altrove. Ci vuole qualcosa di decisamente più “ricco”, più versatile e molto più gestibile. Bisogna anche garantire a questi autori una visibilità molto maggiore di una semplice riga in sidebar. Al giorno d’oggi, nessuno accetta più di fare da portatore d’acqua gratis.

Volontariato

“Rispetto alla mole del lavoro che ci attende ogni giorno siamo ancora sotto-dimensionati. I ragazzi della redazione (la mezza sporca dozzina) sono pochi. Stanno ai computer anche 12 ore al giorno, ma ovviamente cominciano a essere un po’ stanchi.”

In Italia ci sono ormai moltissime scuole di giornalismo, sia a livello universitario che di altro tipo. Forse è ancora possibile creare qualche collaborazione tra questi centri di insegnamento e la redazione di un giornale. Dato che il 99% del lavoro redazionale si svolge ormai in modo digitale (e sulla rete) non dovrebbe essere un problema nemmeno far lavorare questi stagisti da casa loro (sotto la supervisione telematica di un docente e/o di un redattore).

Tempestività e Multimedialità

“Poi ci sono i molti problemi tecnici, tipici di una versione Beta. Il nostro sistema editoriale non ci consente di essere veloci quanto vorremmo e, spesso, sulle notizie arriviamo in ritardo. Tutto questo ha delle conseguenze importanti: per esempio, le video inchieste che abbiamo fin qui prodotto sono buone. Però non bastano. Ce ne vogliono di più. Ma noi non abbiamo tempo a sufficienza per prepararle.”

Quello della tempestività è un problema che può essere risolto solo attraverso un rapporto più diretto (e quindi meno “sorvegliato”) tra l’autore e la pagina web. Se l’autore è tecnicamente in grado di scrivere direttamente sulla pagina web (magari dal laptop collegato alla rete via UMTS), e può farlo senza bisogno dell’autorizzazione dei suoi capi, la tempestività è garantita. Se ci sono “filtri” o “difficoltà” tecniche (o “culturali”…) che si pongono tra l’autore e la sua pagina web, allora siamo di fronte ad un problema che sul web non dovrebbe esistere.

Molti siti utilizzano un feed Twitter per pubblicare le “breaking news”. Se un redattore od un collaboratore scopre qualcosa di interessante, lancia un twit ed il sistema automaticamente pubblica la notizia (senza nessuna supervisione). Si possono usare altre soluzioni tecniche ma l’idea di fondo è sempre la stessa: avere una sezione “breaking news” a cui alcuni redattori possano accedere in modo diretto e senza supervisione (magari anche dal telefono cellulare).

Per quello che riguarda i video, personalmente credo che NON siano la strada da battere. La gente che legge un giornale sul web non sta cercando un’alternativa al TG. Normalmente si trova in ufficio e sta cercando qualcosa da leggere in privato, senza dover indossare le cuffiette e senza attirare l’attenzione. Se un filmato è necessario per mostrare qualcosa che “si deve vedere per credere”, allora ben venga. In tutti gli altri casi, è meglio un testo seguito da qualche foto.

Piuttosto, è meglio cercare più interazione con il lettore, attraverso delle poll e delle survey, ed un maggiore feedback, attraverso un sistema di commenti e di valutazioni. L’interazione, infatti, è ciò che manca alla TV e quindi ciò che rappresenta un vantaggio per il web. Un vantaggio tutto da sfruttare.

Soldi

“Come risolvere tutto questo? La strada è obbligata. Servono soldi per pagare altri collaboratori, per assumere eventualmente altri giornalisti, per mettere in rete nuovi video virali.”

“Ci chiediamo poi, ma su questo attendiamo il parere dei navigatori, se chi ci legge è disposto, di tanto in tanto, a finanziarci su base volontaria. Basterebbe poco. Cominciamo a diventare tantissimi: se solo la metà dei lettori versassero tramite PayPal o carta di credito uno o due euro al mese, il fattoquotidiano.it nel giro di poche settimane potrebbe diventare uno dei primi tre siti d’informazione italiani.”

Chiedere soldi è un’arte. Sono sicuro che in questo momento siano in molti i lettori che sono disposti a versare qualche euro una tantum per la causa. Purtroppo, però, i quotidiani NON vivono di questue una tantum. Occorre una fonte di alimentazione più costante.

Forse il modo migliore di alimentare economicamente il sito consiste nel legare l’espressione di una opinione ad una piccola “tassa”: “Vuoi votare per il tuo articolo preferito? Allora invia un SMS a questo numero. Ti costerà solo un euro.” Può sembrare strano ma è molta la gente che è disposta a pagare pur di poter dire la sua (o pur di poter “tifare” per una causa). In molti lo fanno già da anni (incredibilmente) per votare per questo o quel personaggio in questo o quel programma TV. Non c’è motivo di pensare che non lo farebbero per una buona causa.

Inoltre, forse si può anche dare modo al lettore di ricompensare l’editore per il lavoro svolto a posteriori, sulla base del singolo articolo. In altri termini:

  1. Leggete un articolo che finalmente dice apertamente quello che anche voi pensate di questo o quell’avvenimento di cronaca, oppure leggete una notizia che vi sembra preziosa.
  2. In calce all’articolo trovate i soliti commenti, un sistema di voto (le solite “stellette”) ed un pulsante. Sul pulsante c’è scritto: “Si, questo articolo ha fatto sentire la mia voce. Voglio ricompensare con un euro l’editore per averlo fatto.”

Se il giornale non è a pagamento (dietro un “paywall”), allora il lettore soddisfatto può trovare motivazione a versare un piccolo obolo come tangibile dimostrazione di apprezzamento.

L’importante è che sia facile, intuitivo e che sia percepito come sicuro… Purtroppo, PayPal, le credit card e gli altri sistemi esistenti NON sono ancora adatti a questo scopo. Probabilmente solo un sistema basato su telefoni cellulari può esserlo.

Pubblicità

“Se sia giusto o meno sommare la pubblicità (i cui introiti almeno inizialmente saranno bassi) ai contributi volontari, i pareri anche in redazione sono discordi. Io, a titolo di cronaca, dico solo che all’estero c’è chi lo fa.”

Non c’è nessuna ragione di vergognarsi nell’ospitare pubblicità e/o nel chiedere soldi. La reale indipendenza di una testata traspare inevitabilmente dalle parole dei suoi articoli e finora “Il fatto quotidiano” si è dimostrato essere uno dei giornali più indipendenti che l’Italia abbia mai avuto. Non c’è proprio ragione di farsi venire la gastrite per questo genere di problemi.

Conclusioni

Comunque, grazie a Padellaro, a Gomez, a Travaglio ed a tutti i redattori di questo eroico giornale per averci restituito un po’ di libertà, di democrazia e di dignità. Per quanto mi riguarda, ho sempre sostenuto questo giornale e continuerò a farlo.

Alessandro Bottoni

L’immagine di apertura proviene da Flickr ed è coperta da licenza CC:

L’immagine mostra la grande varietà di quotidiani (di diverso orientamento politico) che ancora esiste in Iran nonostante il governo del paese non sia certo ritenuto uno dei più democratici.


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Mentre l’elettore è in vacanza….

A. Bottoni - Ven, 07/23/2010 - 09:05

Mentre l’elettore è in vacanza, il Nostro Amato Governo lavora alacremente:

DDL Intercettazioni, l’ultimo blitz
più difficile ascoltare i corrotti Salta la legge Falcone che consentiva una corsia più rapida per le investigazioni sulle associazioni criminali. Per un gruppo come quello sotto inchiesta in questi giorni i magistrati avranno bisogno di “gravi indizi” di reato per far scattare gli ascolti. Frattini: l’ok prima delle ferie. Pd all’attacco: proporrà il voto segreto

ROMA – Intercettazioni più difficili per i gruppi criminali che, tra i loro obiettivi, possono inseguire corruzione, concussione, peculato, truffa, bancarotta, usura. Associazioni a delinquere, come la P3 tanto per fare un esempio, che perseguono un obiettivo delittuoso e deviato. Per loro, nel ddl sugli “ascolti”, scatta una protezione. Una tutela. Per mettere sotto controllo i telefoni degli adepti al gruppo non basteranno i “sufficienti indizi di reato”, come per la mafia e il terrorismo, ma ci vorranno i “gravi indizi” e tutti i numerosi paletti imposti dalla riforma. Per realizzare questo obiettivo, che il Pd critica aspramente, per confermare la norme salva-casta, è bastato solo respingere, in commissione Giustizia, l’emendamento dei Democratici che chiedevano di non eliminare l’articolo 13 della legge Falcone datata 1991. Norma strategica, difesa dal procuratore antimafia Piero Grasso, per cui ogni associazione criminale, sia essa mafiosa o non mafiosa, italiana o straniera, può essere investigata con una corsia straordinaria e senza lacciuoli. Ma la maggioranza non ha voluto ascoltare e ha soppresso l’articolo 13.

Da “La Repubblica Online” di oggi

Ddl Alfano, il Pd canta vittoria
ma il bavaglio rimane

L’esame degli emendamenti al ddl intercettazioni in commissione Giustizia alla Camera si è concluso con un voto bipartisan. L’opposizione, meno l’Italia dei Valori, ha infatti dato il via libera all’emendamento del governo sull’istituzione della cosiddetta udienza filtro, un meccanismo con cui il gip, d’intesa con pm e avvocati, deciderà quali intercettazioni possono essere pubblicate dai giornalisti e quali no.
Canta vittoria il Partito democratico che ha votato l’emendamento dell’esecutivo e che per bocca del suo capogruppo in commissione alla Camera, Donatella Ferranti, dice: “Grazie alla nostra opposizione, la battaglia sulla libertà di stampa è stata vinta”.

Più che di bavaglio caduto si dovrebbe però parlare al massimo di bavaglio allentato.
Rispetto al testo di partenza ciò che cambia è che i giornalisti non dovranno più aspettare la fine dell’udienza preliminare prima di poter pubblicare le notizie, ma, al contrario, l’udienza filtro, in cui il giudice, il pm e gli avvocati decideranno cosa è rilevante ai fini delle indagini e cosa invece vada secretato. Come però sostiene l’avvocato Katia Malavenda, esperto di diritto dell’informazione, all’udienza filtro “Non ci sarà certo il giornalista” a valutare dal suo punto di vista l’importanza delle carte delle indagini. Il problema è proprio questo: non è assolutamente detto che i documenti scartati, perché in quel momento ritenuti penalmente irrilevanti, non siano delle notizie di grande rilievo sociale e dunque, per un giornalista, doverosamente da pubblicare.

Da “Il fatto quotidiano” di oggi.

INTERCETTAZIONI Ddl, obbligo di rettifica per i blog
No al ripristino della norma Falcone

ROMA - La Commissione Giustizia della Camera ha concluso l’esame agli emendamenti al ddl intercettazioni 1. Un testo che è stato approvato con una sostanziale novità: l’udienza “filtro”, uno strumento che prevede la possibilità di pubblicare le intercettazioni considerate “rilevanti” al termine di una udienza tra gip, avvocato dell’accusa e della difesa. Questi, invece, le altre novità: dal comma D’Addario, all’obbligo di rettifica dei blog fino al no al ripristino della norma Falcone.

Comma D’Addario. Passa l’emendamento che riduce da quattro a tre anni la pena massima per le registrazioni nascoste e quindi considerate fraudolente. Un divieto sorto sull’onda del caso D’Addario ma applicabile anche ai giornalisti per le modalità della registrazione che, ad esempio, è anche quella delle trasmissioni basate sulla ‘candid camera’.


Blog.
Nel ddl intercettazioni resta la norma che obbliga anche i blog a pubblicare entro 48 ore le rettifiche. “Per i siti informatici compresi i giornali e i periodici diffusi per via telematica le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. “Si tratta – commenta la democratica Donatella Ferranti – di un ingiustificato ostacolo ai nuovi strumenti di comunicazione. Si rischia così di paralizzare il blog”.

Da “La Repubblica Online” di oggi.

E, purtroppo, anche gli ultimi baluardi mostrano dei preoccupanti segni di cedimento (forse dovuti al troppo caldo):

Lodo Alfano, referendum a rischio. Di Pietro minaccia i suoi

Il leader dell’Idv ha inviato un ultimatum via mail ai coordinamenti di molte regioni: nuove firme in una settimana o saltano teste

Il referendum sul lodo Alfano è a rischio e così Antonio Di Pietro gioca il tutto per tutto. Finora sono arrivate a Roma solo 430mila firme certificate di cittadini che vogliono abolire la legge sul legittimo impedimento e dire di no al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua. Altre 320mila, già raccolte, ma ancora prive delle certificazioni necessarie sono invece bloccate nelle sedi regionali del partito. Così il leader dell’Idv è andato su tutte le furie e il 21 luglio ha inviato una durissima mail ai coordinamenti di Calabria, Marche, Toscana, Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Umbria. Una sorta di ultimatum. O le nuove firme arrivano entro una settimana o nelle sedi periferiche salteranno molte teste.

Da “Il fatto quotidiano” di oggi.

RAI Il Cda: “Santoro in onda dal 23 settembre”
Masi: “Deve trovare un accordo con me” il direttore generale ha sottoposto ai consiglieri la versione finale dei piani con l’indicazione generica “spazio Santoro” e non con il nome “Annozero”. Messaggio alla Dandini: “Serve un programma più equilibrato”

ROMA – Michele Santoro andrà in onda regolarmente a partire dal 23 settembre. Secondo quanto si apprende da fonti vicine al Consiglio di amministrazione Rai, il direttore generale Mauro Masi ha però sottoposto ai consiglieri la versione finale dei piani di produzione e trasmissione con l’indicazione generica “spazio Santoro” e non con il nome del programma che fin qui è andato in onda, cioè “Annozero”, nella casella della prima serata del giovedì di Raidue.

Da “Repubblica online” di oggi.

Santoro in onda, il Cda Rai approva i palinsesti

Michele Santoro andrà in onda. Il conduttore tornerà su Raidue a partire dal 23 settembre in prima serata il giovedì. Il Consiglio di amministrazione della Rai ha dato il via libera oggi ai piani di produzione e trasmissione. Il direttore generale Mauro Masi ha sottoposto ai consiglieri la versione finale dei palinsesti: nella casella che l’anno scorso avrebbe ospitato la parola Annozero, però, solo un generico ‘Spazio Santoro’. Sciolto quindi il dubbio sul ritorno in onda, resta un mistero di una eventuale partecipazione alla trasmissione – e se sì in quale veste – di Marco Travaglio e Vauro.

Da “Il fatto quotidiano” di oggi.

Alessandro Bottoni

L’immagine di apertura proviene da Wikimedia Commons ed è di pubblico dominio:

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Capriata_d%27Orba-scritta_epoca_fascista.jpg


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(S)fascisti allo sfascio

A. Bottoni - Mar, 07/20/2010 - 16:19

A quanto pare, questo disperato paese è finalmente riuscito a riconquistare una piccola parte della sua dignità perduta:

Intercettazioni, il governo fa retromarcia

cade l’obbligo del segreto, arriva l’udienza filtro

L’esecutivo ha presentato il suo testo. In pratica si istituisce un meccanismo grazie al quale il gip di intesa con l’accusa e la difesa decidera’ le parti pubblicabili e quelle che invece vengono secretate. Pd: “Un compromesso ancora da valutare”. Esultano i finiani

ROMA – La svolta arriva sotto forma di un emendamento del governo. Nonostante le ripetute promesse berlusconiane 1 che il testo non sarebbe stato toccato, il governo ha cambiato idea. Anche a fronte delle perplessità dei finiani, del Colle e alla montante protesta di moltissimi cittadini contro la legge bavaglio.

Il testo presentato oggi modifica il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini preliminari, che era previsto dalla parte del testo del ddl già approvata sia alla Camera che al Senato. In pratica si istituisce il meccanismo della cosiddetta udienza filtro con la quale il gip di intesa con l’accusa e la difesa decidera’ le parti pubblicabili delle intercettazioni e quelle che invece vengono secretate. Questo significa che le intercettazioni saranno coperte da segreto fino alla conclusione della cosiddetta ‘udienza-filtro’. Tuttavia, la proposta di modifica dell’esecutivo non fissa alcun termine entro il quale debba essere celebrata tale udienza, termine invece richiesto dagli emendamenti del Pd.

Da “La Repubblica Online” di oggi.

Ed anche:

Bavaglio, prima marcia indietro del governo

Cade un pezzo di bavaglio. Nell’emendamento presentato dal governo in commissione Giustizia si afferma il principio secondo cui, nel corso delle indagini, l’obbligo del segreto per le intercettazioni ‘cade ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza’. In questo senso viene inserita la previsione secondo la quale la documentazione e gli atti relativi alle intercettazioni sono coperti da segreto fino al momento della cosiddetta ‘udienza-filtro’. In questo momento del processo, infatti, si selezionano le intercettazioni depositate dal Pm e si escludono quelle relative a fatti, circostanze o persone estranee alle indagini.

Stabilito questo principio, il governo propone quindi di sopprimere tutta quella parte del testo nel quale si prevede il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini. Ma si sopprime anche la norma che specificava il regime delle intercettazioni allegate all’ordinanza cautelare. Le intercettazioni, comunque, secondo quanto si legge nel testo messo a punto dal governo, sono sempre coperte dal segreto fino a quando le parti non ne vengano a conoscenza.

Da “Il fatto Quotidiano” di oggi

Finalmente è diventato chiaro a tutti che, proprio mentre imperversa l’ennesimo, gravissimo scandalo in cui sono coinvolti uomini del governo in carica nella veste di collusi della malavita organizzata, non è ammissibile che lo stesso governo cerchi di impedire alla magistratura di svolgere le necessarie indagini vietandole le intercettazioni e cerchi di impedire alla stampa di rendere noti i fatti agli elettori.

Era ora.

Ed intanto si scopre anche che questo governo di persone ignoranti, arroganti, corrotte ed incompetenti non ha mai rappresentato la maggioranza della popolazione ma anzi ha sempre “goduto” del disprezzo della maggioranza degli italiani:

[Tabelle]

Da “Repubblica Online” di oggi.

È tempo di rottamare questo governo di sfascisti insieme alla sinistra che gli ha permesso di razziare questo paese indisturbata per quasi vent’anni.

Alessandro Bottoni


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Le gesta di Lisbeth Salander

A. Bottoni - Lun, 07/19/2010 - 22:55

Avete letto i libri di Stieg Larsson e vi piacerebbe sapere se le tecniche usate da Lisbeth Salander sono plausibili o, meglio ancora, vi piacerebbe discuterne con qualcuno del mestiere?

Se è così, provate a contattarmi. Se riportate verbatim i brani di testo interessati e/o descrivete con ragionevole precisione le tecniche usate, posso provare ad analizzarle per voi.

A suo tempo, ho provato a leggere i libri di Larsson ma… mi addormento sempre all’altezza di pagina 11. Molto semplicemente, non riesco più a leggere niente di narrativa dopo aver studiato 2000 o 3000 pagine all’anno di manualistica tecnica. Di conseguenza, ho bisogno del vostro aiuto.

Raccontatemi che cosa combina la nostra/vostra eroina tatuata e proverò a parlarne su questo blog.

Alessandro Bottoni


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È arrivata la Visa supersicura

A. Bottoni - Lun, 07/19/2010 - 17:15

Notizia di oggi, de “Il corriere della sera”:

È DOTATA DI UNA TASTIERA MINIATURIZZATA E DI UN DISPLAY

Arriva la carta di credito a prova di frode

Permette di generare delle password di sicurezza che cambiano a ogni uso, mettono al riparo dai furti sul web

COME FUNZIONA – La carta è dotata di una minuscola tastiera con dodici pulsanti e di un display. Quando si desidera effettuare un acquisto online è necessario premere il tasto di autenticazione “Verified by Visa” posto sulla carta stessa. A questo punto viene richiesto all’utente di inserire il proprio pin e in risposta viene generata una password, che cambia ogni volta, da inviare al sito venditore. Grazie al medesimo sistema è possibile accedere in tutta sicurezza ai propri dati bancari online, evitando di usare sempre la stessa, intercettabile, parola d’ordine.

Quindi, anche se non sempre è visibile, qualcosa si muove nel settore della sicurezza. Bene!

Da cosa protegge

Questo tipo di carta non è altro che un semplice generatore di password one-time (password a perdere), funzionalmente identico a quei piccoli “gadget” che usano già da anni molti clienti di sistemi home banking, come il Vasco Digipass:

http://www.vasco.com/products/digipass/digipass_go_range/digipass_go3.aspx

Dato che la password usata per accedere ai servizi (e per autorizzare i pagamenti) cambia ogni volta, un eventuale “hacker” non può più riutilizzarla. Deve per forza impossessarsi del dispositivo (o di un generatore di password one-time equivalente ad esso) per poter mettere in atto i suoi furti.

Questo tipo di strumenti ha senso soprattutto per proteggere l’utente durante l’esecuzione di transazioni digitali ricorrenti, come il prelievo di soldi da un ATM (Bancomat) o durante l’acquisto di beni sul web.

Da cosa NON protegge

Questo tipo di strumenti NON può proteggere l’utente dai cosiddetti attacchi “man-in-the-middle”. Se un “hacker” riesce a costruire un sito web uguale a quello della banca (o del venditore), può indurre l’utente a fornirgli sia la sua password statica che la password dinamica generata da questi dispositivi. In questo modo può usare i dati forniti dall’utente per autorizzare un pagamento (od un’altra operazione bancaria) diverso da quella che l’utente crede di autorizzare. In altri termini: l’utente crede di comprare un libro da 20 € da un sito di ecommerce ed invece autorizza il trasferimento di 20.000 € sul conto corrente dell’hacker alle isole Cayman.

Ne valeva la pena?

Si. La protezione aggiuntiva è sicuramente buona. Tuttavia, il maggiore costo e la maggiore complessità d’uso di questo tipo di carta rappresentano sicuramente un elemento negativo da mettere sulla bilancia.

Alessandro Bottoni


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